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Archive for novembre 2010

L’abete bianco è un albero appartenente alla famiglia delle conifere, piante legnose con foglie allungate ed appuntite simili ad aghi. E’ una pianta sempreverde che cresce in climi rigidi, umidi e piovosi e ad altezze comprese tra i 400 e i 1200 metri.  Alto e imponente, si ramifica fin dalla base ed è rivestito di foglie verde-blu scuro; la forma piramidale tende a modificarsi in concava nel corso degli anni. Presenta fiori maschili e femminili sullo stesso albero, e fiorisce nel periodo di maggio.

Perchè l’abete è simbolo del Natale? Fin da antichissime tradizioni pagane, l’albero è simbolo della vita che si perpetua, della maternità, della nascita. L’abete, essendo un albero sempreverde, si presta ottimamente ad incarnare questo significato che è il senso più profondo della festività natalizia. L’uso di addobbare un abete per Natale risale almeno alla Germania del 1500, quando si afferma il costume di appendere all’albero mele, noci, frutta secca e fiori di carta; la scelta dell’abete, in particolare, si ricollega anche all’uso di porre i bambini appena nati sotto un albero proprio in quanto simbolo di vita.

Se non vivete in un luogo eccessivamente caldo, potete piantare un abete nel vostro giardino, avendo cura però di porlo a una buona distanza dalla casa e dalle altre piante  perchè cresce davvero molto (arriva fino a 60 metri), necessita di spazio e può influire sull’acidità del terreno e quindi sulla salute delle piante vicine. Altrimenti, anche un abete artificiale farà il suo bell’effetto nel giardino, se addobbato con gusto e fantasia e soprattutto con spirito natalizio, che significa appunto amore per la vita.

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Una pianta che non può mancare.

Clematis è questa splendida pianta dai fiori delicati nelle tonalità del bianco-blu-viola (quest’ultimo è uno dei miei colori preferiti, tanto per restare in tema con l’ultimo post) che non deve assolutamente mancare nel giardino. Appartiene alla famiglia delle Ranunculacee: ne esistono circa 250 specie, ma solo tre sono originarie dell’Europa. Possono essere erbacee e legnose, rampicanti, sempreverdi e caduche. Io ho una rampicante con cui ho incorniciato un cancelletto, con effetto delizioso. A marzo, passato il grande freddo invernale, è bene potare i tralicci (è importante farlo in primavera perchè il gelo potrebbe danneggiare la pianta appena tagliata), ed aspettare una bella fioritura da luglio in poi, che vi darà grandi soddisfazioni: la Clematis è un pianta generosa, e se l’avete curata bene vedrete nascere innumerevoli fiori dai colori intensi e variegati che illuminano il giardino.
Ha bisogno di molta luce ma è bene proteggere le radici dal sole e dal vento; può anche stare in penombra, ma non eccessiva. In estate ha bisogno di molta acqua e di nutrienti, il terreno deve essere sempre umido; d’inverno può essere utile coprire le radici con un telo di plastica in caso di gelate notturne, anche se non teme eccessivamente il freddo.

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Non è vero che la natura è muta: i fiori possono rispecchiare nostre emozioni, stati d’animo, modi di essere. La loro infinita varietà di colori, profumi, forme e caratteri si accorda con la nostra personalità. Anche i fiori infatti hanno un carattere: ci sono quelli che amano tantissimo la luce, quelli che invece hanno bisogno di proteggersi, quelli che si mostrano solo di notte, quelli che crescono alti, orgogliosi e sgargianti e quelli che invece sono più delicati e fragili.
Per me il linguaggio dei fiori non è solo quello “convenzionale” dei significati che attribuiamo loro (per cui la rosa rossa indica passione, tanto per citare il più conosciuto) ma anche quello che loro stessi ci comunicano con la loro bellezza. Se avete un giardino oppure delle piante in vaso, il modo in cui lo arredate e le piante che sceglierete dipenderanno anche dalla vostra personalità.

Anche i colori hanno una grande importanza: il rosso indica aggressività, passione, erotismo; l’arancione e il giallo sono sinonimo di gioia, ottimismo, energia e positività; il verde indica equilibrio e armonia mentre blu e viola indicano calma, spiritualità e introversione. Dunque, se amate un fiore di un particolare colore piuttosto che un altro, questo vi dirà qualcosa sul vostro carattere.

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Il mio primo medico sono le mie piante. Le erbe officinali sono da sempre il rimedio più efficace per tantissimi disturbi, e prima di prendere farmaci ricorro sempre alla pianta più adatta per l’esigenza del momento. So che tantissime persone lo fanno, ed anzi sono felice che negli ultimi anni sempre più persone stiano riscoprendo il potere benefico della natura per noi.

Una delle piante che amo di più è l’aloe vera, una pianta quasi miracolosa per le proprietà che ha e tutti i modi in cui può essere usata. Da che ho memoria, non mi sono mai fatta mancare una piantina, a cui ricorro quasi per qualsiasi cosa. Innanzitutto come idratante, poichè penetra a fondo nella pelle con i suoi nutrienti e crea una barriera che impedisce la perdita d’acqua. L’uso è semplicissimo: spremo una foglia e stendo un po’ il succo sul viso, cosa che rende la pelle meravigliosamente morbida. Il succo è utilissimo anche per le scottature o anche solo per le piccole ferite poichè stimola l’attività cellulare, e quindi la pelle si rigenera più in fretta. Si può usare poi per combattere infezioni e attacchi batterici, migliora la digestione, ha proprietà depurative e disintossicanti (dal gel si può anche ricavare una bevanda). Inutile dire che è ricchissimo di vitamine, in particolare la C e la E, oltre che di magnesio e selenio che proteggono l’organismo dall’invecchiamento.

E poi è una pianta così bella! Una cascata di foglie di un verde così intenso che dà piacere solo guardarla. Non potrei mai farne a meno.

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Ricette con i fiori di zucca

Sapete quanto io adori i fiori, specie quelli che appartengono al mondo delle piante aromatiche e quelli che sono alla base degli olii aromatici.
Ci sono fiori, tuttavia, che possono essere utilizzati per cucinare e preparare pranzetti praticamente perfetti, roba da leccarsi i baffi. Per i gourmet che amano osare in cucina senza allontanarsi dalla tradizione e realizzare autentici capolavori, i fiori che è possibile adoperare in cucina con i migliori risultati per il palato sono sicuramente quelli di zucca: si possono consumare nelle minestre, nei risotti, con altre verdure nei ragù, in frittata, pastellati e fritti, ripieni e pastellati fritti o stufati.

Ci sono, tuttavia, altri fiori che entrano di diritto in cucina. Usati nel medioevo, caduti in disuso, stanno conoscendo una nuova stagione in relazione alla ricerca di modi di cucinare nuovi ed originali, come i fiori di gelsomino, lavanda e rosmarino per creare burro e creme dolci per guarnire torte e pasticcini.

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La festa di Ognissanti con la celebrazione di tutti i Santi prima, e di tutti i defunti, poi, è un momento per commerare persone del nostro passato, amici o familiari a cui teniamo ancora oggi e purtroppo scomparse e che corrisponde alla festa di Halloween negli Stati Uniti, una specie di festa liberatoria dei nostri demoni.
Non a caso, le celebrazioni adoperano i fiori, simbolo della nostalgia, del ricordo e dell’omaggio. Il fiore che più di tutti è adoperato in questi giorni è il crisantemo che per tradizione è associato ai defunti. Mi sono chiesta per quale motivo e pertanto ho deciso di fare una breve ricerca dalla quale è emerso che il crisantemo è un fiore autunnale tipico del Giappone legato ad una leggenda molto triste.

“Tanto tempo fa, in Giappone, c’era una mamma molto povera che lavorava duramente tutto il giorno per provvedere il cibo e il vestiario alle sue tre bambine. Il papà era morto, e benché lavorasse molto, non riusciva a guadagnare abbastanza.
Una fredda sera d’inverno, questa povera mamma aveva dovuto mettere a letto le sue bambine quasi senza cibo.
Era molto amareggiata e, in lacrime, aveva preso la decisione di andare a cercare qualche aiuto.
Era una notte gelida e appena aprì la porta udì una voce che diceva: “Aiutami, fammi entrare, ho freddo e fame”.
Era un bambino magro e tremante.
Lo accolse, ma i suoi occhi si riempirono nuovamente di lacrime, poiché non aveva cibo sufficiente da offrirgli e la sua casa era fredda. La donna gli diede quel poco che aveva ancora nella dispensa, pur sapendo che non avrebbe più nulla da dare alle sue bambine quando si sarebbero svegliate il mattino dopo; poi avvolse il bambino nella sua coperta e lo mise nel suo letto.
La donna decise di recarsi al santuario per pregare con la speranza di poter elemosinare per ricevere qualche aiuto. Ma era così debole per mancanza di nutrimento, che svenne sulla porta del tempio e rimase inanimata per circa quattro ore.
Quando finalmente riaprì gli occhi, barcollando, ritornò a casa e constatò con sorpresa che il bambino non c’era più, era scomparso! Ritornò alla porta per vedere se era nelle vicinanze e sulla neve vide le tracce lasciate dal bambino e in ognuna di esse era spuntata una pianticella che aveva dei fiori bellissimi.
La povera mamma s’inginocchiò davanti a quei meravigliosi fiori, perché si rese conto di non avere ospitato un bambino, ma di essere stata visitata da un angelo!
Da quel giorno, narra la leggenda, che lei e la sua famiglia non conobbero più né fame né povertà, perché queste nuove e belle pianticelle, che crescevano davanti alla sua porta, valevano centinaia di Yen!
L’imperatore, udita la notizia, mandò uno dei suoi servitori a comprare dalla vedova una piccola pianta, così da poter far crescere i crisantemi nel suo giardino.”

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