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Archive for gennaio 2011

coltivazione orchidea phalaenopsisDevo confessare un peccato. Lo so, una madre amorevole non dovrebbe accordare preferenze a nessuno dei suoi figli. Ma giuro che do a ciascuno la stessa quantità di attenzione e cura. Però in certi giorni, soprattutto nei mesi invernali quando sono nel pieno della fioritura, i miei occhi sono solo per quelle candide ali di farfalla che svettano dai piccoli vasi nelle quali sono sistemate. L’avrete capito, ho una passione smodata per le orchidee e, in particolare, per le Phalaenopsis.

Sebbene esista una quantità incredibile di ibridi, le mie preferite sono quelle coi fiori bianchi. Candide, eleganti e fiere come le ali di una farfalla, proprio come indica il nome greco composto da phalaen (“farfalla”) e opsis (simile a): “simile alla forma delle farfalle”. Le Phalaenopsis sono originarie dell’Asia e degli arcipelaghi dell’Oceano Indiano, ma si sono adattate perfettamente ai nostri appartamenti, a patto però di costruire attorno ad esse un vero e proprio microclima tropicale mantenendo alto il tasso di umidità. A questo scopo non fatevi mai mancare uno vaporizzatore: d’estate sono indicate 2-3 vaporizzazioni al giorno, in inverno sono necessarie molto meno. Per l’innaffiatura uso acqua demineralizzata perché le radici aeree sono molto sensibili agli eccessi di sali. Mi raccomando, state attenti ai ristagni idrici: sono più le Phalaenopsis morte affogate che quelle suicidatesi per mancanza d’acqua. I ristagni creano l’ambiente ideale per la crescita di muffe e funghi che attaccano le radici e provocano la morte dell’orchidea. Per questo io innaffio solitamente la mattina in modo che il substrato abbia tutto il tempo di asciugare. Un buon metodo per capire quando è ora di innaffiare è osservare il colore delle radici: asciugandosi, queste cambiando lentamente colore passando da un verde scuro ad un grigio argento.

La cosa che mi ha sempre incuriosito della coltivazione in casa delle orchidee è che noi le teniamo letteralmente a testa in giù. Le orchidee sono piante epifite e questo vuol dire che, in natura, esse crescono sui rami o sui tronchi degli alberi, utilizzandoli come semplice sostegno e non per procurasi a tradimento il nutrimento. Quindi gettano la loro meravigliosa cascata di fiori verso il basso, mentre noi ancoriamo gli steli a dei piccoli sostegni per far svettare i fiori verso l’alto.

Per quanto riguarda l’illuminazione, le Phalaenopsis amano la luce intensa: l’ideale sarebbe collocarle davanti ad una finestra esposta a sud. L’importante, però, è che la luce non sia diretta, ma schermata da una tenda per evitare che sulle foglie compaiano quelle bruciature marroni che indeboliscono la pianta. Un piccolo trucco per capire se l’esposizione  della vostra piantina è sufficiente: osservate il colore delle foglie. Se sono di un verde chiaro e smorto e, magari, hanno quelle brutte bruciature ovali, è necessario aumentare l’ombreggiatura. Se invece le foglie sono scure, e magari flosce e prive di vigore, significa che l’orchidea non riceve abbastanza luce.

Le Phalaenopsis sono fiori molti generosi: se date loro attenzione e cura, vi restituiranno il favore con fioriture meravigliose che possono ripetersi anche due volte l’anno e durare ciascuna più di quattro settimane. E potrebbero persino darvi un nipote! Se ben coltivate, infatti, le Phalaenopsis danno luogo a nuovi getti attorno al colletto o sugli steli floreali in corrispondenza dei nodi. Avrete così il vostro keiki, parola hawaiiana che significa letteralmente “bambino”, una piantina nuova completamente autosufficiente che, cresciuta sufficientemente per avere radici proprie, potrete recidere dalla pianta madre e rinvasare.

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Internet per me non è soltanto un luogo dove potermi svagare e dove confidarmi tramite il blog, ma lo vedo anche come un luogo dove poter dare risposta alle proprie curiosità e scoprire sempre qualcosa di nuovo.
In questi giorni mi è capitato di imbattermi in alcuni siti che proponevano una perfetta coniugazione tra fiori e cucina. Ebbene, domenica scorsa ho provato a cimentarmi con una cena (spero gradita dai miei commensali…) completamente floreale.

Il menù del giorno prevedeva:

Antipasto:

• Caprini alla lavanda con pane integrale

Primi:

• Risotto con petali di rose rosse
• Consommé di verdure e fiori (ho usato margheritine e papaveri, anche se la ricetta trovata prevedeva tutt’altro)

Secondo:

• Polpettone alla rosa

Dolce:

• Crostata alla lavanda

Naturalmente ho dovuto prima vincere la diffidenza dei miei ospiti che mi hanno preso in giro per tutta la cena, ma che si sono tranquillizzati soltanto quando ho servito il Polpettone; a loro difesa c’è da dire che il Consommé era tutto fuorché rassicurante (come si dice: “Brutto fuori, bello dentro”? O almeno spero…). Mi è stata data soddisfazione, però, con il risotto alle rose che è piaciuto veramente tanto e i bis fatti mi hanno tranquillizzato non poco.
Alla fine della cena sono stati veramente tanti i complimenti ricevuti che credo di aver fatto concorrenza alla mia Stella di Natale.

Certo che la natura è proprio fantastica, soprattutto se riesce a farmi prendere dei complimenti in cucina.
Prossimo obiettivo: la preparazione di un “Liquore di Garofani”!

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Purtroppo (o per fortuna) le feste natalizie e relative ferie sono terminate e quindi sono tornata ormai alla vita quotidiana di tutti i giorni. La natura, come si sa, non conosce sosta e per me è arrivato il momento di adoperarmi per il mantenimento delle mie amate piante.

La mia Euphorbia pulcherrima ha decisamente bisogno di una bella potatura ed è proprio questo il mese adatto. La Stella di Natale non richiede una manutenzione eccessiva, bisogna solo aver cura, nel potarla, di lasciare tre gemme per ogni ramo, rimuovere quelle secche e lasciarla ancora in casa fino a quando le temperature più miti della primavera le permetteranno di respirare all’aria aperta. Non so perché, ma la potatura è un processo che mi rilassa tantissimo ed è proprio in questi momenti che vicissitudini e avvenimenti di questa parentesi natalizia mi danno la possibilità di aprirmi a riflessioni e considerazioni con le mie migliori confidenti, le piante.

A Natale mi sono stati regalati anche dei semi di Coleo (o Coleus Blumei) appartenenti alla famiglia delle Labiatae. Si tratta di una pianta di facile mantenimento che in appartamento non si sviluppa oltre i 50 cm, mentre nei loro ambienti naturali superano anche il metro. Le temperature ottimali di coltivazione sono intorno ai 20-25 °C quindi proprio la giusta temperatura che si trova nel mio appartamento. Bisogna però fare attenzione a non esporla a correnti d’aria o a temperature al di sotto degli 8°C, altrimenti la pianta muore.

I semi di Coleo vanno piantati in una composta formata da una parte di terriccio fertile ed una di sabbia grossolana e bisogna aver cura di avere sempre un terriccio umido evitando di utilizzare acqua con molta concentrazione di calcare. Con l’umidità c’è anche la possibilità che si formino dei funghi, quindi ho deciso di utilizzare un funghicida,  consigli al riguardo? Sono decisamente indecisa su quale utilizzare; avere ospiti indesiderati in casa non mi alletta particolarmente. Ho utilizzato anche un foglio di plastica trasparente per mantenere il terreno umido; il foglio va controllato ogni giorno per evitare il formarsi di condensa e controllare il grado di umidità del terreno.

E’ una pianta che ha bisogno di tanta luce, ed ha già conquistato un posto d’onore davanti alla mia vetrata, anche perché il colore intenso della pianta dipende dalla quantità di luce che ha ricevuto. Il periodo di fioritura è decisamente variabile, da poche settimane a diversi mesi. Speriamo che il per la mia, il periodo di “gestazione” non sia lungo, perché non vedo l’ora di vedere i risultati!

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