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Archive for febbraio 2011

Il periodo che sta a cavallo tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera è il momento giusto per iniziare a trasformare il proprio balcone in un orto. Le piante più facili da coltivare, ma anche quelle che danno più soddisfazione per il profumo e l’utilità in cucina, sono le erbe aromatiche. Non vi piacerebbe staccare due tre foglioline di basilico direttamente dalla piantina sul balcone per condire il sughetto di pomodori che state preparando? E allora mettiamoci al lavoro! Vi spiegherò come coltivare basilico, prezzemolo, maggiorana e menta ed essere invidiate da tutte le amiche.

In primis, il basilico, il re delle erbe aromatiche. Il basilico deve essere seminato proprio in questi mesi, a febbraio-marzo, e deve essere trapiantato a maggio, assicurandosi che le piantine siano ben distanziate. Esponetele a tutto sole e innaffiate molto frequentemente. Sentite già il profumo, vero? Non dimenticate di raccogliere le foglie prima della fioritura.

Il prezzemolo, invece, va seminato nell’arco di tempo che va da febbraio ad aprile. Potete utilizzare un semplice vaso o delle cassette di legno, che fa molto campagna. I semi vanno appena ricoperti, ma interrati, altrimenti addio piantine. Anche il prezzemolo ha bisogno di una posizione abbastanza soleggiata e di innaffiature regolari. Fate attenzione ad assicurare sempre una buona umidità. Vi consiglio di utilizzare uno di quei comodissimi vasi con il serbatoio per l’acqua che permettono un’irrigazione graduale e costante senza bisogno di troppe cure. Le foglie possono essere raccolte tranquillamente ma mano che crescono.

La maggiorana è la variante addomesticata dell’origano che, invece, cresce spontaneo nei posti assolati e aridi del Mediterraneo. È un po’tardi per iniziare a coltivarla perché la semina va fatta in autunno in un terreno leggero e asciutto. Anche la maggiorana necessita di tanto sole. Fiorisce solitamente in agosto e settembre: una volta fiorita, la pianta deve essere raccolta intera assicurandosi però di tagliare le radici e bisogna lasciare essiccare i mazzetti in un locale arieggiato.

E, infine, la menta. La pianta aromatica va seminata a marzo. Il terreno deve essere lasciato sempre umido. Non richiede molti sforzi, va semplicemente tenuta al fresco e non esposta direttamente al sole. Come per il basilico, le foglie vanno raccolte prima della fioritura e fatte essiccare all’ombra.

E allora cosa aspettate, mettetevi a lavoro!

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Le ortensie sono fiori lussureggianti. Sono originari della Cina e del Giappone e si distinguono tra le altre piante per la particolarità dei fiori, che sono per lo più sterili e riuniti in caratteristiche infiorescenze a palloncino. Le specie solitamente coltivate alle nostre latitudini sono due, l’Hydrangea macrophylla e l’Hydrangea hortensische, ma esistono più di 80 specie diverse di ortensie: da quelle arbustive a quelle rampicanti, dalle sempreverdi a quelle con foglie caduche.

I fiori della Hydrangea macrophylla variano dal bianco al rosa alle tonalità più delicate del blu. il fatto più curioso è che il colore di questi fiori è determinato dall’acidità del terreno: più è alto il PH più i petali tenderanno a colorarsi di blu.

La coltivazione in piena terra richiede un clima fresco durante l’estate. Il terreno deve essere quello di brughiera, meglio se coperto di terriccio di foglie e sabbia. Ma l’ortensia può essere coltivata anche in vaso. Deve essere esposta a mezz’ombra e irrigata frequentemente nella stagione calda.

Le ortensie resistono bene alle basse temperature ma quando il freddo è molto intenso, come in questi giorni, necessitano di copertura. E a fine inverno tocca la potatura. Soprattutto se le vostre ortensie sono poste in vaso da più di 4 anni. La potatura serve a ringiovanire l’arbusto, eliminare le parti malate e stimolare la produzione di nuove gemme a fiore. I rami da tagliare assolutamente sono quelli più scuri, che tendono quasi al nero, perché sono i più vecchi. Un bel taglio deciso e la vostra ortensia fiorirà più bella e rigogliosa di prima. Se avete piante giovani è sufficiente fare soltanto qualche taglio di alleggerimento per eliminare i rami più deboli, quelli danneggiati o malati.

Nel mese di ottobre potete invece pensare a far figliare la vostra pianta. La moltiplicazione avviene per talea erbacea o legnosa.

 

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Dite la verità, diventate viola d’invidia quando andate da quell’amica col terrazzo e venite accolte in quel tripudio di rampicanti e fiori che abbelliscono ringhiere e corrimano, vero? Se non avete un terrazzo o un giardino dove dare sfogo alla vostra fantasia, fate di necessità virtù: trasformate la vostra casa in un giardino lussureggiante. L’importante è sapere quali piante sono adatte a vivere all’interno di un appartamento e sceglierle con cura in base a dimensioni e colori.

Il Ficus benjamin è senza dubbio il principe delle piante da appartamento. Si adatta a contesti anche non proprio accoglienti e abbellisce gli spazi con quel suo fogliame verde brillante che, pur essendo abbondante, non diventa mai ingombrante. Anche perché è sempre possibile potarlo per dargli le forme più bizzarre. E qui l’unico limite è la fantasia. La Muehlenbeckia nana è perfetta per creare cornici di vegetazione un po’ selvaggia in cui piantare bulbi e fiori stagionali. È una pianta che cresce rapidamente e non ha bisogno di tante cure. La sistemate in un bell’angolo e la pianta crescerà praticamente da sola: basta togliere le foglie morte e non eccedere nell’irrigazione.

Se siete all’inizio e proprio non avete il pollice verde vi consiglio i Cactus bonsai. Hanno forme originalissime, fiori dai colori vivaci e hanno bisogno davvero di pochissima cura. Giusto il tempo di innaffiarli. Inoltre possono essere create delle bellissime composizioni in vasi di terracotta che danno un tocco esotico all’appartamento. Altra pianta esotica da appartamento è la Camadorea, una palma nana proveniente dall’America centrale e meridionale, elegante e molto semplice da curare. È sufficiente stare attenti a non eccedere con l’acqua e non esporre le foglie alla luce diretta del sole. Potete schermarla con una tenda.

Una vera chicca è la composizione di erbe aromatiche. Se amate la bellezza delle piante piccole e delicate potete decorare le vostre stanze con una combinazione di lavanda, rosmarino e serissa. Non solo darete un tocco campestre all’appartamento, ma avrete un angolo di casa profumatissimo dove rilassarvi. E poi ci sono le mie amate orchidee. Di tutte le forme e colori, sempre elegantissime. Sono fiori irresistibili.

 

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Indovinate un po’ qual è stato il regalo più gettonato di questo San Valentino 2011? I classici cioccolatini con frase allegata? Costose parure di brillanti? Viaggi verso atolli sperduti dell’oceano Indiano?

Siete fuoristrada. Il dono più scelto per questo San Valentino 2011 sono i fiori. Ben venti milioni di fiori, stima la Coldiretti, sono stati venduti per la festa degli innamorati. Una spesa di circa 75 milioni di euro, una media di un uomo su due. Tra tutti i fiori la regina è stata la rosa. E come dare torto agli innamorati che hanno scelto la più bella tra le belle per omaggiare la loro fidanzata. Seguono i coloratissimi tulipani, le gerbere, le viole, i lilium. La maggior parte degli innamorati, sostiene la ricerca, si è rivolta al proprio fioraio di fiducia; in pochi hanno ripiegato sui banchetti allestiti per l’occasione dagli ambulanti. Se anche voi, come me, avete ricevuto un bellissimo mazzo di rose rosse per San Valentino non potete perdervi questi consigli per mantenere il più a lungo possibile i fiori recisi in vaso.

Cominciamo da una constatazione di fatto evidente: più i fiori sono freschi, cioè da meno tempo sono stati recisi, più a lungo dureranno. Quindi, se il vostro compagno si è rifornito dal caro fioraio di fiducia sotto casa, sapete contro chi scatenare la vostra vendetta. E che sia feroce. Ad ogni modo, per saggiare la freschezza di un fiore reciso, bisogna prestare attenzione allo stato dei gambi e delle foglie più basse.  È anche vero che molto spesso i fioristi accorciano i gambi e tagliano le foglie rovinate cosicché a prima vista i fiori sembrino freschi. Per questo è meglio rifornirsi d a un fioraio che già in passato ha dato buona prova dei suoi fiori.  La cosa da sapere assolutamente è che la causa principale dell’appassimento dei fiori recisi è la proliferazione dei batteri nell’acqua del vaso: il gambo marcisce in poco tempo e l’acqua non può più risalire lungo lo stelo a nutrire il fiore. Quelle belle rose, che vorreste si mantenessero intatte e splendenti come il primo giorno che le avete ricevute, abbassano la testa avvizzite. Il mio consiglio è di recidere in diagonale la parte finale dello stelo fino ad un punto in cui il gambo è in buone condizioni. Se il gambo è legnoso, come nel caso dei rami fioriti, è consigliato praticare un’incisione a croce per favorire il filtraggio dell’acqua. Vanno poi eliminate le foglie più basse perché, immerse nell’acqua, sarebbero le prime a marcire infettando tutte le altre.  Nell’acqua, che deve essere più fredda possibile, si deve poi aggiungere qualche antibatterico. In commercio esistono dei preparati che contengono, oltre alla sostanza battericida, vari nutrienti per il fiore. Se invece siete amanti del rimedio fatto in casa, un goccio di candeggina nell’acqua del vaso funziona a meraviglia. Se avete familiarità con preparati di erboristeria potete utilizzare due o tre gocce di olio essenziale di lavanda che ha l’ulteriore vantaggio di rendere l’acqua profumata.

Infine, per quanto riguarda il ricambio dell’acqua , consiglio di procedere ogni quattro-cinque giorni. E non dimenticate di spuntare sempre i gambi e togliere le foglie e i fiori rovinati.

Buon San Valentino a tutte.

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Se ci pensate il giardinaggio può essere un’attività a costi davvero irrisori. Certamente molto più bassi rispetto ad altri hobby come il collezionismo o il bricolage. E in più non c’è niente di paragonabile al piacere e alla soddisfazione di prendersi cura di un essere vivente, vederlo crescere e magari fiorire. Per questo voglio darvi qualche consiglio per ottimizzare i costi relativi alla nostra grande passione.
Prima di tutto, il riciclo: i rifiuti organici della cucina, invece di andare ad aumentare il volume di spazzatura giornalmente prodotta, possono essere trasformati in compost. Esistono in commercio dei veri e propri kit di compostaggio domestico facili da usare e poco ingombranti. Tutto quello che dovete fare è raccogliere gli scarti delle verdure e le bucce della frutta in una di queste compostiere di plastica, aggiungere l’attivatore di biodegradazione che solitamente è contenuto nel kit acquistato e lasciare macerare. In pochi giorni il gioco è fatto: fertilizzante a costo zero per le vostre amate piante. Quelli che prima erano rifiuti senza alcun valore diventano nientemeno che nutrimento per i vostri vasetti di basilico e rosmarino.

Altro consiglio utile che vi posso dare: lasciate stare quelle bustine asettiche di semi di produzione industriale e convertitevi allo scambio di talee. Chiedete ai vicini, agli amici, ai colleghi di lavoro. Non si tratta solamente di un modo per risparmiare soldi, ma di un modo per condividere una passione e un’esperienza. Chi ha detto che il giardinaggio deve essere un’attività fatta in solitudine? Rendiamolo il tramite per allacciare nuove relazioni sociali e approfondire quelle esistenti. Se proprio non potete fare a meno di acquistare fertilizzanti o attrezzi specifici, che magari utilizzerete soltanto in un certo periodo dell’anno, non risparmiate sulla qualità della marca, ma valutate l’opportunità di un acquisto in condivisione.

Altro accorgimento importante è la razionalizzazione dell’acqua per l’irrigazione. Non c’è bisogno di essere fondamentalisti dell’ambientalismo per capire che l’acqua è una risorsa preziosa che non deve essere sprecata. Esistono diverse soluzioni per risparmiare acqua come l’irrigazione a goccia, la microirrigazione e l’irrigazione interrata. Le più intraprendenti possono invece innaffiare con l’acqua dei gocciolatoi dove si mettono ad asciugare le stoviglie e i piatti già lavati oppure utilizzare l’acqua di cottura delle verdure o quella in cui si sono state messe a bollire le uova. Le verdure e il guscio delle uova, infatti, rilasciano nell’acqua quei sali minerali e quei nutrienti indispensabili per la crescita vigorose delle vostre piante. Che dire di più? Vi assicuro che è una soddisfazione impareggiabile pensare di esser riusciti ad riutilizzare ogni cosa evitando il più piccolo spreco.

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urban agriculture: l'orto in cittàDa quando Michelle Obama, appena eletto il marito, creò quell’orticello nell’ala Sud dei giardini della Casa Bianca, l’Urban Agriculture, la coltivazione di frutta e verdura negli spazi liberi delle grandi metropoli, è diventata una vera e propria moda tra gli americani e gli inglesi. Ormai puoi aspettarti che spuntino pomodori e melanzane tanto nell’orto di una grande casa residenziale quanto nel fazzoletto di verde che circonda un grattacielo. Quello che non sapevo, ma che se ci rifletto mi sembra naturale e pure scontato, è che gli occidentali dovessero prendere lezioni di Urban Agriculture dall’Africa.

A Dar es Salaam, grande agglomerato urbano della Tanzania, è addirittura dagli anni ’70 che si sperimenta l’integrazione tra urbanizzazione e agricoltura. Gli orti-giardino che oggi caratterizzano la città sono frutto del Sustainable Dar es Salaam Project, il programma che da metà anni ’90 diffonde la cultura dello sviluppo sostenibile. Il risultato è che oggi a Dar es Salaam si coltivano stabilmente riso, arance, pomodori, fagioli e persino cotone. Una vera e propria agricoltura di sussistenza che, in alcuni casi, diventa fonte di reddito grazie alla vendita delle rimanenze e che è capace di creare momenti di socialità e solidarietà nuovi. Inoltre, l’Urban agriculture ha permesso alla Tanzania di pensare a soluzioni innovative per risolvere quei problemi che si accompagnano inevitabilmente alla crescita della densità abitativa. Si parla della gestione dell’acqua, dello smaltimento dei rifiuti e così via. Dal momento, poi, che quanto viene prodotto è anche consumato, l’agricoltura urbana è un chiarissimo esempio di agricoltura a chilometri zero che abbatte i folli consumi energetici necessari per trasportare i prodotti da una parte del mondo all’altra.

E credetermi, la Urban Agriculture non è l’idea strampalata di un gruppo di hippie irriducibili. A Detroit è il perno della politica economica con la quale l’ex capitale americana dell’auto sta tentando di rifondarsi all’insegna della sostenibilità ambientale e dell’autosufficienza alimentare. Agricoltura in città su scala industriale. In Europa è Londra ad essere in prima fila nell’organizzazione dello spazio urbano a misura di orta per frutta e verdura.

E voi siete pronti a trasformare una porzione del vostro giardino in un bell’orticello pieno di delizie?

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La primavera sta arrivando, me l’ha detto la marmotta. Su La Stampa ho appena letto di una curiosa tradizione statunitense. Il 2 febbraio si è svolta a Punxsutawneyil il “Groundhog Day”, il giorno della marmotta, un appuntamento che ormai si tiene da ben 150 anni. La tradizione fu importata in America nell’800 da immigrati di lingua tedesca e attira tutt’oggi nella cittadina della Pennsylvania migliaia di persone, scatenando un grande battage mediatico. L’usanza vuole che i primi giorni di febbraio si osservi il comportamento di Phil, marmotta mascotte della città. Se l’animale esce dalla tana nella quale ha passato il letargo significa che l’inverno è sul finire. Se invece la marmotta, uscita dalla tana e spaventata dalla sua ombra, ritorna indietro, significa che l’inverno continuerà ancora per sei settimane.

Ebbene, questo febbraio Phil ha parlato: l’inverno è al suo volgere. Quindi dobbiamo fare in fretta a potare quelle piante che necessitano di una sforbiciata prima che venga la stagione mite. Proprio questo, infatti, è il periodo giusto per potare i germogli della clematide affinché sia incoraggiato il ringiovanimento della pianta e consentita una migliore ramificazione. Le rose e le siepi devono essere potate, invece, quando si è sicuri che non si verifichino più le gelate notturne. Per quanto riguarda le siepi, è necessario recidere i rami in eccesso e quelli che vanno verso l’alto, in modo tale da incoraggiare lo sviluppo della pianta verso il basso.

Per quanto riguarda le rose, invece, il lavoro è più complesso e delicato: vanno tagliati i rami secchi, accorciati quelli più lunghi, recisi quelli danneggiati dai parassiti. Una ricca fioritura delle rose del vostro giardino è il risultato di una lavoro preciso e accorto da fare proprio alla fine dell’inverno. Importantissima è la tecnica di potatura. Il taglio deve essere deciso e netto, mai irregolare o peggio ancora sfilacciato. Non deve mai essere perpendicolare allo stelo, ma sempre  obliquo, in modo che la sezione di taglio sia inclinata per favorire lo scorrimento dell’acqua dalla parte opposta alla gemma. L’angolo del taglio non deve essere troppo stretto o troppo vicino alla nuovo getto. Per cautela è bene mantenersi sempre a circa 1 centimetro dalla gemma. È bene privilegiare i getti esposti verso l’esterno in modo da favorire lo sviluppo armonico del cespo ed evitare lo sviluppo in altezza di rami intrecciati. Naturalmente, nella potatura, bisogna salvaguardare i rami giovani che partono dalla base e reggono un gran numero di gemme. Se non si vuole recidere completamente lo stelo vecchio e indebolito, lo si può tagliare fino all’intersezione con un nuovo getto più vigoroso. Fondamentale, poi, è proteggere le zone di intervento con un mastice cicatrizzante. I tagli sono delle vere e proprie ferite attraverso cui possono insinuarsi funghi e batteri per cui è bene disinfettare gli attrezzi da utilizzare e applicare sul taglio di potatura un mastice che aiuti la pianta a rigenerare le parti lese.

 

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