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Archive for marzo 2011

Continuiamo oggi con una delle nostre guide su come coltivare ortaggi e frutta in città direttamente sul nostro balcone o sul terrazzo. Lo so, rischio di sembrare un po’ fissata, ma vi assicuro che è una soddisfazione indescrivibile mangiare, è proprio il caso di dirlo, il frutto delle vostre mani. E non vi dico l’invidia delle amiche quando vado a raccogliere i pomodori in terrazzo per fare una caprese veloce o una spaghettata. Oggi, quindi, vediamo come coltivare il pomodoro in vaso. Armatevi di una bustina di semi e partiamo. Vi consiglio la varietà di pomodori a frutti grandi perché i San Marzano basta un niente per farli marcire e i pomodori ciliegini sono difficili da portare a maturazione.

Marzo è il mese ideale per la semina. Come prima cosa vi serve un semenzaio dove far crescere i semi. Vi ricordate quel geniale semenzaio biodegradabile di cui vi parlavo qualche post fa? Se l’avete già dimenticato guardate qui.

Fatto il semenzaio, distribuite i semi di pomodoro in maniera uniforme e ricopriteli con uno strato di circa mezzo centimetro di terreno. Compattate con le mani, su sporcatevele, e coprite il tutto con un panno di tessuto o anche un telo di nylon, l’importante è che quest’ultimo sia bucato per permettere il ricambio dell’aria. Non dimenticate di annaffiare abbondantemente, ma di farlo con delicatezza, altrimenti rovinerete la vostra bella opera prima di partire. Assicuratevi di mantenere la terra umida durante tutto il periodo di incubazione dei semi ed esponete il semenzaio in piena luce.

A Maggio, quando le piantine saranno diventate alte circa 8-10 cm, è il momento di rinvasare. La scelta del vaso è fondamentale perché non bisogna ammassare troppo piante in poco spazio. L’ideale sarebbe collocare una sola pianta in un vaso da 30 cm. Io ho usato un vaso per l’orto in terrazzo specifico dove sono riuscita a piantare 6 piantine ben distanziate l’una dall’altra. Per quanto riguarda il terriccio bisogna evitare quelli con troppa torba e non bisogna dimenticare di creare sul fondo uno strato drenante di argilla espansa.

Il periodo di crescita della pianta durerà fino a luglio, tempo durante il quale innaffieremo due volte a settimana, assicurandoci di non lasciar seccare la terra, e concimeremo ogni tre. Non bagnate le foglie perché l’umidità favorisce le malattie fungine. Una cosa importare da osservare durante il periodo di crescita è togliere quelle foglie che crescono tra fusto e foglia. Permetterete così alla pianta di risparmiare forze per concentrarle nella fruttificazione.

A partire dalla metà giugno vedrete che i fiori si ingrosseranno fino a diventare succosi frutti maturi. Et voilà, servite in tavola. Un consiglio: raccogliete i pomodori alla bisogna, senza staccarli tutti dalla pianta una volta maturi. Il bello di avere l’orto sul balcone di casa è poter avere cibi sempre freschi senza doverli mettere in frigorifero.

 

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I prodotti biologici garantiscono di star mangiando prodotti coltivati naturalmente come si faceva una volta, senza l’utilizzo di prodotti chimici dannosi alla salute. Quando però l’ortaggio proviene dal proprio piccolo orto o dal bel vaso sistemato sul proprio balcone, non è soltanto garantita la qualità, ma ne guadagna anche la nostra autostima. Quindi vediamo alcuni consigli per coltivare le melanzane nel nostro bell’orto in città, quello spazio verde che ci siamo conquistati a fatica sul terrazzo o sul balcone e che, almeno per me, è motivo di grande soddisfazione e orgoglio.

Come prima cosa, bisogna concimare il terreno almeno una settimana prima del giorno prescelto per l’interramento delle piantine. Chi di voi ha la nonna contadina, saprà bene che il concime più adatto per frutta e ortaggi è il letame. Noi che siamo gente di città e che vogliamo recuperare le tradizioni dei nostri nonni, senza però sopportarne pure le difficoltà, utilizzeremo un concime specializzato di quelli che possiamo trovare un vivaio ben fornito. Ah, le comodità della vita moderna.

A questo punto si ci può mettere a lavoro. Bisogna tracciare nel terreno dei solchi di circa 40 cm e profondi almeno 30 cm. I solchi devono essere paralleli e distanziati di almeno 70 cm l’uno dall’altro per permettere alle radici di svilupparsi con soddisfazione. Per la messa a dimora delle piantine, alcuni semplici trucchi possono rendere tutta la procedura più agevole. Poggiate le piantine ad una parete del solco in modo obliquo. Coprite con il terreno le radici riempiendo il solco almeno per la metà. Le piantine, che non hanno ancora un fusto ben sviluppato, rimarranno ancorate al terreno, ma storte. Se dopo qualche giorno si drizzeranno, significa che potete vantare di avere il pollice verde: la posizione eretta è segno che le radici hanno attecchito.

Per quanto riguardo l’innaffiatura, è bene dare acqua alle piantine nelle ore meno calde della giornata e, per le prime due settimane, a giorni alterni. Dopo basterà innaffiare quando il terreno risulta asciutto. Quando la pianta inizierà a crescere, è bene eliminare le foglie più vecchie, che sono quelle poste più in basso, per agevolarne lo sviluppo.

Ogni tanto è necessario dissodare un po’ il terreno circostante le piante, per evitare che diventi troppo compatto e ostacoli la traspirazione delle radici. Mi raccomando fate attenzione perché, in un eccesso di entusiasmo, potete danneggiare le radici. Con un po’ di pazienza, potreste godervi il sano frutto del vostro lavoro.

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Il raperonzolo è uno di quei fiori di cui non si sospetterebbero mai le proprietà curative. È un’erbacea perenne, ma non rientra nella categoria delle sempreverde. Non supera solitamente i 50 cm ed è conosciuto soprattutto per i suoi delicati fiori penduli di colore azzurro o violetto che fioriscono in primavera e in estate.

Per coltivarla basta seguire pochi semplici accorgimenti: a primavera bisogna concimare la pianta con fertilizzanti ricchi di azoto che favoriscono la crescita di radici e foglie. Per quanto riguarda le innaffiature, è sufficiente bagnare la pianta con tre bicchieri d’acqua ogni tre settimane, controllando che il terreno sia sempre bren drenato e leggero.

Il raperonzolo è un pianta relativamente resistente: sopporta temperature piuttosto fredde e persino gelate non prolungate. È meglio posizionarla in un luogo non troppo ombreggiato dove i raggi solari cadano diretti durante le ore più fresche della giornata.

E ora le ricette per sfruttare al massimo le proprietà medicinali e curative di questa utilissima piantina. Il raperonzolo è ideale per combattere le infezioni del cavo orale. Per utilizzarla è necessario preparare una sorta di colluttorio fatto in casa. Bisogna prima di tutto immergere 30-50 grammi di parti aeree della pianta in un litro di acqua bollente. Si lasciano per un po’ le foglie in ammollo, si filtra il tutto e il gioco è fatto. Il liquido così ottenuto va utilizzato come un normale colluttorio per fare gargarismi in caso di infezioni o irritazioni alla gola. Ma il raperonzolo torna utile anche per problemi di allattamento. In questo caso bisogna far cuocere la radice della pianta e mescolarla con olio, zucchero e un pizzico di pepe. Semplice e veloce.

 

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Questi giorni di celebrazioni dell’Unità d’Italia mi hanno dato l’occasione di approfondire un po’ la conoscenza di un’arte per cui noi italiani siamo stati un tempo rinomati in tutta Europa, il giardino all’italiana. Questa maniera particolare di concepire lo spazio verde è nata durante il Rinascimento come espressione di una organizzazione ordinata e razionale del giardino, simbolo di un rapporto conciliato e sereno tra uomo e natura. La caratteristica peculiare del giardino all’italiana è la razionalità degli spazi, la pulizia delle geometrie e il gusto per la decorazione. Per darvi l’idea, il giardino all’italiana si oppone radicalmente al giardino all’inglese che è di tipo paesaggistico e ricrea lo scenario di un territorio naturale, quasi selvaggio e lasciato al caso.

Nel giardino all’italiana nulla è lasciato al caso: i viali sono usati per organizzare gli spazi, dividerli in sezione ordinate e per creare ampie prospettive. Rispetto al giardino alla francese che è sempre piano, è ricco di terrazzamenti, giardini pensili, scalinate e statue che creano suggestivi effetti scenografici. Gli arbusti, quasi sempre sempreverdi, non sono mai lasciati crescere a caso, ma sottoposti ad una attenta potatura.

Il giardino all’italiana ha assunto nei secoli diverse caratteristiche stilistiche: sobrio e raffinato nel 500, è diventato iperdecorato e multicolore nel 600, in piena età barocca, principalmente allo scopo di stupire i visitatori. Di questa illustre tradizione ci rimangono oggi molte testimonianze sparse nelle ville e nei palazzi storici di tutta Italia. Sono dei giardini meravigliosi che vale davvero la pena riscoprire in questi giorni.

 

 

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Girellando per la rete mi sono imbattuta in un’idea geniale per mettere a dimora i semi. Lo sapete ormai, questo è il periodo giusto per iniziare a mettere su il proprio orto in giardino o in terrazzo, per cui bisogna rimboccarsi le maniche e iniziare a piantare gli ortaggi che raccoglieremo alla fine della primavera. Quindi ci servono dei vasetti-incubatrice in cui far germogliare i nostri semi, germogli che poi andranno trapiantati in vasi più grandi adatti a stimolare la crescita delle piante o direttamente in giardino dove avrete scelto di fare l’orto. Cosa c’è di meglio allora di piccoli semenzai di carta di giornale, facilissimi da costruire e completamente biodegradabili? Qui di seguito trovate il video-tutorial.

L’aspetto più divertente è che, quando andremo a trapiantare, potremo interrare direttamente il vaso fatto di carta perché biodegradabile al 100%: l’acqua dell’innaffiatura farà decomporre in breve tempo il foglio di giornale e il gioco sarà fatto. Se ci pensate è un’esperienza capitata a tutti quella di aver perso un foglio di carta nell’acqua e averlo visto in poco tempo degradarsi. L’unico accorgimento da rispettare è quello di inserire il semenzaio completamente nel terreno senza lasciare margini all’esterno. Non vi preoccupate per la possibile tossicità dell’inchiostro per le piantine: i giornali usano da anni degli inchiostri atossici e, in ogni caso, la percentuale di tossicità dell’inchiostro è così bassa da non avere nessun effetto apprezzabile sulle piantine. E poi potete sempre utilizzare sempre carta bianca o i fogli su cui vostro figlio ha fatto l’artista.

Io vado subito a provarli.

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Oggi che è la festa della Donna non si può non parlare della mimosa, il fiore che annuncia la primavera e il risveglio della natura.
La mimosa è un arbusto delicato, ma allo stesso tempo caparbio. Nonostante i rametti siano sottili, la pianta assume col tempo un aspetto rigoglioso e denso. Allo stato selvatico può raggiungere i 3-4 metri di altezza. In Italia si è diffusa un po’ ovunque, soprattutto in Sicilia, Sardegna e Liguria, tanto da essere considerata da tutti una pianta mediterranea, ma in realtà è originaria dell’Australia.

È una pianta sempreverde che in inverno non ha un vero e proprio periodo di riposo vegetativo, per questo è tra le prime a risvegliarsi producendo piccole infiorescenze gialle riunite in una sorta di pannocchie. Inconfondibili il colore intenso e il profumo delicato.

La mimosa può essere coltivata sia in vaso che in giardino. Soffre molto le gelate notturne per cui, se è coltivata all’esterno, bisogna collocarla in un luogo soleggiato e riparato dal vento. Siccome l’arbusto predilige terreni acidi è bene mescolare il terriccio universale a torba o terriccio per piante acidofile. Bisogna fare molta attenzione a questo aspetto perché, se il terreno diventa col tempo basico a causa dell’acqua calcarea delle annaffiature, la mimosa fiorirà sempre meno e le foglie avvizziranno progressivamente.

Per la coltivazione in vaso l’ideale è utilizzare terriccio per piante acidofile e utilizzate un buon concime rinverdente. Sia che la pianta venga coltivata all’esterno che in vaso è necessario che il terreno sia ben drenato perché la mimosa soffre i ristagni idrici. All’inizio della primavera, quando la pianta getta i primi boccioli, le annaffiature devono essere effettuate ad intervalli regolari, mentre nel periodo estivo devono essere più frequenti.
Seguite questi consigli e per inizio marzo avrete mimose rigogliose da poter regalare alle amiche.

Buon 8 marzo a tutte.

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Visto che la primavera si fa attendere nonostante i riti propiziatori che celebro ogni sera a partire dall’ultimo giorno di febbraio e dato che piove su tutta Italia, ormai non so più da quanti giorni, ho deciso che oggi vi spiegherò come costruire un piccola serra da sistemare direttamente sul balcone. Perché è vero che la primavera è in calendario, ma secondo me darà buca all’appuntamento quest’anno. Poi si sa, il meteo è la scienza dell’imprevedibile.

Con una serra potete iniziare a seminare già adesso quegli ortaggi che hanno tempi di crescita relativamente lunghi come i pomodori e le melanzane, piantine che potrete poi rinvasare quando la primavera sarà davvero arrivata. Allora, armatevi di guanti, forbici e buona volontà che iniziamo. Avete bisogno di 3-4 archetti prefabbricati, anche quei tubi usati per i lavori di idraulica vanno bene, e di un telo abbastanza grande in PVC.

Come prima cosa curvate i tubi flessibili e infilateli direttamente nel terriccio ad una profondità tale che l’arco risulti stabile. Inserite poi gli archetti uno dopo l’altro in modo da creare un piccolo tunnel. Per risparmiare tempo e spazio, vi consiglio di raggruppare tutti i vasi da proteggere in modo da disporre gli archetti affinché coprano tutto il gruppo di piante. A questo punto ricoprite gli archetti con il telo di polietilene fissandolo alla base dei tubi o anche alla base dei vasetti. Per fissare il tutto potete usare degli elastici o anche altri tubi di plastica a mo’ di base. L’importante è che la miniserra sia robusta e resistente al vento.

Se invece soltanto la spiegazione vi ha stancato, potete sempre acquistare una miniserra da balcone già bell’e fatta. Ne esistono tante, economiche e resistenti. Devo confessarvi una cosa: le ho utilizzate anche io. Sono una donna impegnata, che credete.

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