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Archive for the ‘fiori in cucina’ Category

Oltre a erbe aromatiche, pomodori e altre amenità, anche le patate si prestano a essere coltivate in vaso sul balcone o sul terrazzo.

È possibile mettere i tuberi in grandi vasi oppure direttamente nel sacchetto del terriccio (un tubero per vaso). In questi contenitori germogliano e si sviluppano molti nuovi tuberi, che sarannonpronti per la raccolta una volta che le foglie appassiranno. La coltivazione così fatta potrà essere fatta in casa.

Bastano pochi accorgimenti. Prima di tutto un bel vaso grande di capienza non inferiore ai 20l, del buon terriccio e delle patate da seme. Che sono le patate da seme? Niente paura, sono comuni patate scelte tra le più grandi, meglio se hanno già germogliato. Se proprio non riuscite a trovare patate già germogliate non preoccupatevi: lasciate qualche patata in un luogo asciutto e luminoso per qualche giorno e lasciate fare Madre Natura. Se la patata germogliata è la più grande di quelle che avevate selezionato (molto spesso succede che sia proprio quella a dare segni di vita), tagliatela in pezzi assicurandovi che ogni porzione abbia almeno due gemme.

A questo punto creiamo nel vaso un primo strato di terriccio arricchito di sostanza organica e mettiamo a dimora le patate ad una distanza di 40 cm l’una dall’altra. Ricopriamole 8-10 cm di terra e annaffiamo. Se volete piantare i tuberi in giardino non potete lasciarvi sfuggire questa chicca: un piantabulbi a espansione che scava nel terreno un foro di 6-8 cm di diametro e fino ad una profondità di 12 cm.

State attente a tenere il terreno privo di erbacce aspettando che spuntino i primi germogli. Quando le piantine sono abbastanza alte bisogna mettere nuova terra intorno al fusto, lasciando però scoperte le foglie. Questo lo si fa per impedire che i bulbi siano esposti alla luce diretta del sole che li farebbe inverdire e li renderebbe non commestibili.

Ricordate di annaffiare con regolarità evitando però i ristagni di acqua. Le concimazioni devono essere a base di potassio e fatte non prima che la pianta sia alta 15 cm.

La raccolta va fatta quando le foglie iniziano ad appassire. Una volta raccolte le patate, fatele asciugare al sole. Et voilà: servitele a tavola.

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Oggi parliamo di legumi. Vi spiegherò come far germogliare le lenticchie in un semenzaio fai-da-te. Una volta rinvasati i germogli potrete allestire il vostro bell’orto sul balcone di casa o sul terrazzo. Se vi sembra difficile non disperate: vi guido passo passo.

Allora: prendete una buona manciata di lenticche e lasciateli in ammollo nell’acqua per un giorno e una notte. Prendete un’insalatiera e riempitela oltre la metà con della semplice segatura di legno. Riempite poi con acqua fino all’orlo e lasciate che la segatura assorba l’acqua.

Se l’acqua non si assorbe completamente, inclinate l’insalatiera e lasciate defluire l’acqua in eccesso. Adesso avete una bella pappetta pronta da servire in tavola. Scherzo, naturalmente. Datevi una pacca sulla spalla: avete il vostro semezaio fai-da-te.

Su questo humus casalingo poggiate i legumi senza interrarli e create una miniserra che dia calore. Potete usare un foglio di cellophane, un panno spesso attorcigliato o anche un piatto capovolto. L’importante è che sia tutto coperto.

Dopo una decina di giorni, da ogni singolo legume si sarà sviluppato uno stelo lungo e sottile. Non vi dico di tagliare i germogli e mangiarli subito, anche se la tentazione sarà forte: sono buonissimi e tenerissimi. Ma tenete a mente che la nostra missione è fare l’orto in terrazzo per destare la gelosie di tutti gli amici che vantano di avere il pollice verde. Quindi non fatevi prendere dalla fame. Prendete invece i germogli e piantateli in un vaso più grande.

La lenticchia predilige un clima temperato. Quindi esponete le piantine al sole. Il terreno deve essere ricco di sali potassici e senza ristagni d’acqua.

La raccolta si fa tra giugno-luglio, quando il baccello ingiallisce e prima che la pianta sia completamente essiccata.

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Nel post su come coltivare le erbe aromatiche sul balcone non ho menzionato il dragoncello, perché pensavo fosse un’erba aromatica sconosciuta ai più. E invece una mia attenta lettrice, Aurora, mi ha chiesto consigli su come coltivarlo e, quindi, eccomi qui.

Il dragoncello è una pianta aromatica erbacea originaria dell’Asia centrale. Ha foglie strette e lanceolate di colore verde chiaro dalle quale viene un aroma davvero molto intenso. Esistono due ipotesi che tentano di spiegare l’origine di un nome così caratteristico: la prima vuole che la pianta si chiami così perché le sue radici ricordano un groviglio di serpenti. L’altra, basata sulla tradizione tramandata per secoli, racconta che l’“erba dragona” sia una rimedio donato dal cielo per curare i morsi di serpenti e di altri rettili.

Per coltivare il dragoncello è bene sapere che esistono due varietà della pianta: il dragoncello russo, che fiorisce da luglio a ottobre,  e il dragoncello francese, superiore per aroma e sapore, ma sterile, per cui può essere riprodotto solo con la divisione dei cespi che deve essere fatta indicativamente tra marzo e aprile.

Il dragoncello va raccolto prima della fioritura, cosicché il sapore si mantenga intenso. Una volta seccato, va conservato in contenitori ben chiusi, all’ombra e in un luogo fresco e asciutto. Vi consiglio comunque di consumarlo velocemente perché altrimenti perde il suo profumo caratteristico e, dopo tutta la fatica fatta per coltivarlo, vi sembrerà di mangiare soltanto del fieno.

Se invece avete intenzioni di conservare il dragoncello a lungo vi do una ricetta fantastica insegnatami da una mia cara amica per preparare il burro al dragoncello. Una delizia. In pratica dovete impastare le foglie tritate di dragoncello con del burro ammorbidito. L’ideale è mettere 2 cucchiai di tritato per ogni 100 grammi di burro. Una volta impastato, mettete il composto nei contenitori per il ghiaccio e conservate in frigo, coprendo con della carta da forno. All’occorrenza aggiungente ai vostri manicaretti un cubetto di burro di dragoncello per dare loro un aroma intenso e particolare. Vedrete che successone.

II dragoncello infatti ha un sapore simile all’anice: con un po’ di pepe è ottimo per aromatizzare la carne, le uova, il pesce. Ha inoltre proprietà antisettiche e digestive. Una pianta davvero da scoprire.

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Continuiamo oggi con una delle nostre guide su come coltivare ortaggi e frutta in città direttamente sul nostro balcone o sul terrazzo. Lo so, rischio di sembrare un po’ fissata, ma vi assicuro che è una soddisfazione indescrivibile mangiare, è proprio il caso di dirlo, il frutto delle vostre mani. E non vi dico l’invidia delle amiche quando vado a raccogliere i pomodori in terrazzo per fare una caprese veloce o una spaghettata. Oggi, quindi, vediamo come coltivare il pomodoro in vaso. Armatevi di una bustina di semi e partiamo. Vi consiglio la varietà di pomodori a frutti grandi perché i San Marzano basta un niente per farli marcire e i pomodori ciliegini sono difficili da portare a maturazione.

Marzo è il mese ideale per la semina. Come prima cosa vi serve un semenzaio dove far crescere i semi. Vi ricordate quel geniale semenzaio biodegradabile di cui vi parlavo qualche post fa? Se l’avete già dimenticato guardate qui.

Fatto il semenzaio, distribuite i semi di pomodoro in maniera uniforme e ricopriteli con uno strato di circa mezzo centimetro di terreno. Compattate con le mani, su sporcatevele, e coprite il tutto con un panno di tessuto o anche un telo di nylon, l’importante è che quest’ultimo sia bucato per permettere il ricambio dell’aria. Non dimenticate di annaffiare abbondantemente, ma di farlo con delicatezza, altrimenti rovinerete la vostra bella opera prima di partire. Assicuratevi di mantenere la terra umida durante tutto il periodo di incubazione dei semi ed esponete il semenzaio in piena luce.

A Maggio, quando le piantine saranno diventate alte circa 8-10 cm, è il momento di rinvasare. La scelta del vaso è fondamentale perché non bisogna ammassare troppo piante in poco spazio. L’ideale sarebbe collocare una sola pianta in un vaso da 30 cm. Io ho usato un vaso per l’orto in terrazzo specifico dove sono riuscita a piantare 6 piantine ben distanziate l’una dall’altra. Per quanto riguarda il terriccio bisogna evitare quelli con troppa torba e non bisogna dimenticare di creare sul fondo uno strato drenante di argilla espansa.

Il periodo di crescita della pianta durerà fino a luglio, tempo durante il quale innaffieremo due volte a settimana, assicurandoci di non lasciar seccare la terra, e concimeremo ogni tre. Non bagnate le foglie perché l’umidità favorisce le malattie fungine. Una cosa importare da osservare durante il periodo di crescita è togliere quelle foglie che crescono tra fusto e foglia. Permetterete così alla pianta di risparmiare forze per concentrarle nella fruttificazione.

A partire dalla metà giugno vedrete che i fiori si ingrosseranno fino a diventare succosi frutti maturi. Et voilà, servite in tavola. Un consiglio: raccogliete i pomodori alla bisogna, senza staccarli tutti dalla pianta una volta maturi. Il bello di avere l’orto sul balcone di casa è poter avere cibi sempre freschi senza doverli mettere in frigorifero.

 

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I prodotti biologici garantiscono di star mangiando prodotti coltivati naturalmente come si faceva una volta, senza l’utilizzo di prodotti chimici dannosi alla salute. Quando però l’ortaggio proviene dal proprio piccolo orto o dal bel vaso sistemato sul proprio balcone, non è soltanto garantita la qualità, ma ne guadagna anche la nostra autostima. Quindi vediamo alcuni consigli per coltivare le melanzane nel nostro bell’orto in città, quello spazio verde che ci siamo conquistati a fatica sul terrazzo o sul balcone e che, almeno per me, è motivo di grande soddisfazione e orgoglio.

Come prima cosa, bisogna concimare il terreno almeno una settimana prima del giorno prescelto per l’interramento delle piantine. Chi di voi ha la nonna contadina, saprà bene che il concime più adatto per frutta e ortaggi è il letame. Noi che siamo gente di città e che vogliamo recuperare le tradizioni dei nostri nonni, senza però sopportarne pure le difficoltà, utilizzeremo un concime specializzato di quelli che possiamo trovare un vivaio ben fornito. Ah, le comodità della vita moderna.

A questo punto si ci può mettere a lavoro. Bisogna tracciare nel terreno dei solchi di circa 40 cm e profondi almeno 30 cm. I solchi devono essere paralleli e distanziati di almeno 70 cm l’uno dall’altro per permettere alle radici di svilupparsi con soddisfazione. Per la messa a dimora delle piantine, alcuni semplici trucchi possono rendere tutta la procedura più agevole. Poggiate le piantine ad una parete del solco in modo obliquo. Coprite con il terreno le radici riempiendo il solco almeno per la metà. Le piantine, che non hanno ancora un fusto ben sviluppato, rimarranno ancorate al terreno, ma storte. Se dopo qualche giorno si drizzeranno, significa che potete vantare di avere il pollice verde: la posizione eretta è segno che le radici hanno attecchito.

Per quanto riguardo l’innaffiatura, è bene dare acqua alle piantine nelle ore meno calde della giornata e, per le prime due settimane, a giorni alterni. Dopo basterà innaffiare quando il terreno risulta asciutto. Quando la pianta inizierà a crescere, è bene eliminare le foglie più vecchie, che sono quelle poste più in basso, per agevolarne lo sviluppo.

Ogni tanto è necessario dissodare un po’ il terreno circostante le piante, per evitare che diventi troppo compatto e ostacoli la traspirazione delle radici. Mi raccomando fate attenzione perché, in un eccesso di entusiasmo, potete danneggiare le radici. Con un po’ di pazienza, potreste godervi il sano frutto del vostro lavoro.

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Il raperonzolo è uno di quei fiori di cui non si sospetterebbero mai le proprietà curative. È un’erbacea perenne, ma non rientra nella categoria delle sempreverde. Non supera solitamente i 50 cm ed è conosciuto soprattutto per i suoi delicati fiori penduli di colore azzurro o violetto che fioriscono in primavera e in estate.

Per coltivarla basta seguire pochi semplici accorgimenti: a primavera bisogna concimare la pianta con fertilizzanti ricchi di azoto che favoriscono la crescita di radici e foglie. Per quanto riguarda le innaffiature, è sufficiente bagnare la pianta con tre bicchieri d’acqua ogni tre settimane, controllando che il terreno sia sempre bren drenato e leggero.

Il raperonzolo è un pianta relativamente resistente: sopporta temperature piuttosto fredde e persino gelate non prolungate. È meglio posizionarla in un luogo non troppo ombreggiato dove i raggi solari cadano diretti durante le ore più fresche della giornata.

E ora le ricette per sfruttare al massimo le proprietà medicinali e curative di questa utilissima piantina. Il raperonzolo è ideale per combattere le infezioni del cavo orale. Per utilizzarla è necessario preparare una sorta di colluttorio fatto in casa. Bisogna prima di tutto immergere 30-50 grammi di parti aeree della pianta in un litro di acqua bollente. Si lasciano per un po’ le foglie in ammollo, si filtra il tutto e il gioco è fatto. Il liquido così ottenuto va utilizzato come un normale colluttorio per fare gargarismi in caso di infezioni o irritazioni alla gola. Ma il raperonzolo torna utile anche per problemi di allattamento. In questo caso bisogna far cuocere la radice della pianta e mescolarla con olio, zucchero e un pizzico di pepe. Semplice e veloce.

 

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Oggi che è la festa della Donna non si può non parlare della mimosa, il fiore che annuncia la primavera e il risveglio della natura.
La mimosa è un arbusto delicato, ma allo stesso tempo caparbio. Nonostante i rametti siano sottili, la pianta assume col tempo un aspetto rigoglioso e denso. Allo stato selvatico può raggiungere i 3-4 metri di altezza. In Italia si è diffusa un po’ ovunque, soprattutto in Sicilia, Sardegna e Liguria, tanto da essere considerata da tutti una pianta mediterranea, ma in realtà è originaria dell’Australia.

È una pianta sempreverde che in inverno non ha un vero e proprio periodo di riposo vegetativo, per questo è tra le prime a risvegliarsi producendo piccole infiorescenze gialle riunite in una sorta di pannocchie. Inconfondibili il colore intenso e il profumo delicato.

La mimosa può essere coltivata sia in vaso che in giardino. Soffre molto le gelate notturne per cui, se è coltivata all’esterno, bisogna collocarla in un luogo soleggiato e riparato dal vento. Siccome l’arbusto predilige terreni acidi è bene mescolare il terriccio universale a torba o terriccio per piante acidofile. Bisogna fare molta attenzione a questo aspetto perché, se il terreno diventa col tempo basico a causa dell’acqua calcarea delle annaffiature, la mimosa fiorirà sempre meno e le foglie avvizziranno progressivamente.

Per la coltivazione in vaso l’ideale è utilizzare terriccio per piante acidofile e utilizzate un buon concime rinverdente. Sia che la pianta venga coltivata all’esterno che in vaso è necessario che il terreno sia ben drenato perché la mimosa soffre i ristagni idrici. All’inizio della primavera, quando la pianta getta i primi boccioli, le annaffiature devono essere effettuate ad intervalli regolari, mentre nel periodo estivo devono essere più frequenti.
Seguite questi consigli e per inizio marzo avrete mimose rigogliose da poter regalare alle amiche.

Buon 8 marzo a tutte.

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