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Negli ultimi tempi ho visto molte persone coltivare le piante d’appartamento in idrocoltura. È un metodo che si sta diffondendo rapidamente perché molto semplice, veloce e dà minori problemi di parassiti e animaletti insidiosi.

Ma procediamo con ordine. L’idrocoltura è semplicemente la coltivazione delle piante da appartamento senza l’utilizzo della terra. Potrebbe sembrare strano, ma se ci pensiamo un attimo tutto diventa chiaro: tecnicamente le piante non vivono di terra, ma delle sostanze nutritive in essa disciolte dall’acqua. Dunque, se troviamo un modo alternativo per fornire alla piante le stesse sostanze nutritive che sarebbero presenti nel terriccio, il gioco è fatto. Vediamo allora come fare.

Per coltivare in idrocoltura servono semplicemente acqua, fertilizzanti e argilla espansa. Se è vero infatti che il terreno non è di per sé la fonte nutritiva delle piante, è altrettanto vero che esso svolge la funzione indispensabile di fornire alla pianta una superficie a cui radicarsi. Per questo, coltivando in idrocoltura, sostituiremo il terriccio con dell’argilla espansa, materiale inerte e stabilizzato. L’ideale è mettere le piante d’appartamento in un contenitore dotato di fori e riempito di palline di argilla.

Dovrete poi posizionare questo contenitore all’interno di un secondo vaso riempito con acqua e fertilizzante e immergerlo per circa un quarto. Vi consiglio di utilizzare degli specifici vasi per l’idrocoltura muniti di intercapedine: ne esistono tanti in commercio e a prezzi davvero economici. A questo punto l’unica cosa di cui dovrete preoccuparvi sarà di rabboccare l’acqua nel vaso in cui avete messo a dimore le vostre amate piante ornamentali. Potete usare anche degli indicatori di livello dell’acqua: in questo modo è possibile tenere sotto controllo la quantità d’acqua residua senza timore di esagerare con le innaffiature o di lasciare la pianta senza acqua per lunghi periodi.

La cosa migliore è iniziare l’idrocoltura con talee radicate direttamente in acqua, in modo che le piantine crescano adattandosi naturalmente al substrato di argilla e all’alto tasso di umidità. Se invece volete coltivare in idrocoltura piante già cresciute in terra dovete pulire le radici immergendole in acqua per alcune ore e risciacquandole poi abbondantemente. Le radici vanno poi accorciate di almeno un quarto della loro lunghezza. Il periodo migliore per fare tutte queste operazioni è la primavera, perché la pianta è nel periodo di ripresa vegetativa.

A questo punto vi starete chiedendo: ma quali sono le piante più adatte all’idrocoltura?

I risultati migliori di si ottengono con le piante da appartamento e da interni a foglia verde o con piante dall’apparato radicale robusto come i Ficus, le Calathee, il Pothos, la Dracena, la Chamaedorea, i Philodendri e, tra le piante da fiori, le Kalanchoe, l’Hibiscus, lo Spathiphyllum, l’Anthurium, la Saintpaulia.

Nel post su come coltivare le erbe aromatiche sul balcone non ho menzionato il dragoncello, perché pensavo fosse un’erba aromatica sconosciuta ai più. E invece una mia attenta lettrice, Aurora, mi ha chiesto consigli su come coltivarlo e, quindi, eccomi qui.

Il dragoncello è una pianta aromatica erbacea originaria dell’Asia centrale. Ha foglie strette e lanceolate di colore verde chiaro dalle quale viene un aroma davvero molto intenso. Esistono due ipotesi che tentano di spiegare l’origine di un nome così caratteristico: la prima vuole che la pianta si chiami così perché le sue radici ricordano un groviglio di serpenti. L’altra, basata sulla tradizione tramandata per secoli, racconta che l’“erba dragona” sia una rimedio donato dal cielo per curare i morsi di serpenti e di altri rettili.

Per coltivare il dragoncello è bene sapere che esistono due varietà della pianta: il dragoncello russo, che fiorisce da luglio a ottobre,  e il dragoncello francese, superiore per aroma e sapore, ma sterile, per cui può essere riprodotto solo con la divisione dei cespi che deve essere fatta indicativamente tra marzo e aprile.

Il dragoncello va raccolto prima della fioritura, cosicché il sapore si mantenga intenso. Una volta seccato, va conservato in contenitori ben chiusi, all’ombra e in un luogo fresco e asciutto. Vi consiglio comunque di consumarlo velocemente perché altrimenti perde il suo profumo caratteristico e, dopo tutta la fatica fatta per coltivarlo, vi sembrerà di mangiare soltanto del fieno.

Se invece avete intenzioni di conservare il dragoncello a lungo vi do una ricetta fantastica insegnatami da una mia cara amica per preparare il burro al dragoncello. Una delizia. In pratica dovete impastare le foglie tritate di dragoncello con del burro ammorbidito. L’ideale è mettere 2 cucchiai di tritato per ogni 100 grammi di burro. Una volta impastato, mettete il composto nei contenitori per il ghiaccio e conservate in frigo, coprendo con della carta da forno. All’occorrenza aggiungente ai vostri manicaretti un cubetto di burro di dragoncello per dare loro un aroma intenso e particolare. Vedrete che successone.

II dragoncello infatti ha un sapore simile all’anice: con un po’ di pepe è ottimo per aromatizzare la carne, le uova, il pesce. Ha inoltre proprietà antisettiche e digestive. Una pianta davvero da scoprire.

Scrivo questo post su come coltivare la lavanda, prendendo spunto dal commento di Maurizio che mi chiedeva se la lavanda può crescere anche con poca luce. Purtroppo per lui, la lavanda è una pianta da sole e da terreni aridi e sassosi; tant’è vero che cresce spontanea sulle coste bruciate dal sole dell’Italia meridionale. Quindi bisogna esporla a luce piena. Sono piante di piccole dimensioni, raggiungono un’altezza di massimo un metro, e sono sempreverdi. Le foglie sono strette e di un quel particolare grigio perlato che caratterizza un po’ tutte le piante mediterranee. I fiori si concentrano su lunghi steli a forma di spighe.

Come ho detto, la pianta soffre terreni particolarmente umidi e i ristagni d’acqua per cui, tra un’irrigazione e l’altra, è opportuno attendere che il terreno si sia asciugato. Il terriccio non deve essere acido né troppo fertilizzato; la cosa migliore è concimare la pianta all’inizio della primavera con un fertilizzante bilanciato azoto-fosforo-potassio . La fioritura varia da specie a specie, ma comunque si concentra tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate. Ed è uno spettacolo per vista e olfatto: avete presente le distese di lavanda delle Provenza? Una meraviglia della natura che vale la pena riprodurre in piccolo sul vostro balcone di casa.

I fiori di lavanda devono essere raccolti in momenti diversi a seconda dell’uso che se ne vuole fare: per uso erboristico vengono raccolti all’inizio della fioritura; per usi cosmetici e di profumeria nel periodo di massima fioritura. Una volta raccolti si devono lasciar seccare in mazzi appesi a testa in giù in luoghi chiusi, ma ventilati e non esposti al sole perché questo li scolorirebbe. Seccati, non perdono affatto il loro profumo intenso, tant’è che basta conservarli in sacchetti di tela o in ciotole per profumare la casa.

Alla fine della fioritura è bene potare tutti gli steli fioriferi per permettere alla pianta di rinvigorire. Vi consiglio di potare drasticamente le piante più debilitate e poco compatte, lasciando solo pochi centimetri di stelo. Vi ripagheranno l’anno successivo con una fioritura ancor più rigogliosa grazie allo sviluppo di germogli più giovani e forti. Chiaramente, come in tutte le operazioni di potatura, assicuratevi di sterilizzare gli attrezzi da taglio per evitare di infettare i tessuti della pianta. Potete lasciare la lama per qualche secondo sulla fiamma viva.
Seguite questi consigli e avrete il vostro piccolo angolo di Provenza in casa.

 

Continuiamo oggi con una delle nostre guide su come coltivare ortaggi e frutta in città direttamente sul nostro balcone o sul terrazzo. Lo so, rischio di sembrare un po’ fissata, ma vi assicuro che è una soddisfazione indescrivibile mangiare, è proprio il caso di dirlo, il frutto delle vostre mani. E non vi dico l’invidia delle amiche quando vado a raccogliere i pomodori in terrazzo per fare una caprese veloce o una spaghettata. Oggi, quindi, vediamo come coltivare il pomodoro in vaso. Armatevi di una bustina di semi e partiamo. Vi consiglio la varietà di pomodori a frutti grandi perché i San Marzano basta un niente per farli marcire e i pomodori ciliegini sono difficili da portare a maturazione.

Marzo è il mese ideale per la semina. Come prima cosa vi serve un semenzaio dove far crescere i semi. Vi ricordate quel geniale semenzaio biodegradabile di cui vi parlavo qualche post fa? Se l’avete già dimenticato guardate qui.

Fatto il semenzaio, distribuite i semi di pomodoro in maniera uniforme e ricopriteli con uno strato di circa mezzo centimetro di terreno. Compattate con le mani, su sporcatevele, e coprite il tutto con un panno di tessuto o anche un telo di nylon, l’importante è che quest’ultimo sia bucato per permettere il ricambio dell’aria. Non dimenticate di annaffiare abbondantemente, ma di farlo con delicatezza, altrimenti rovinerete la vostra bella opera prima di partire. Assicuratevi di mantenere la terra umida durante tutto il periodo di incubazione dei semi ed esponete il semenzaio in piena luce.

A Maggio, quando le piantine saranno diventate alte circa 8-10 cm, è il momento di rinvasare. La scelta del vaso è fondamentale perché non bisogna ammassare troppo piante in poco spazio. L’ideale sarebbe collocare una sola pianta in un vaso da 30 cm. Io ho usato un vaso per l’orto in terrazzo specifico dove sono riuscita a piantare 6 piantine ben distanziate l’una dall’altra. Per quanto riguarda il terriccio bisogna evitare quelli con troppa torba e non bisogna dimenticare di creare sul fondo uno strato drenante di argilla espansa.

Il periodo di crescita della pianta durerà fino a luglio, tempo durante il quale innaffieremo due volte a settimana, assicurandoci di non lasciar seccare la terra, e concimeremo ogni tre. Non bagnate le foglie perché l’umidità favorisce le malattie fungine. Una cosa importare da osservare durante il periodo di crescita è togliere quelle foglie che crescono tra fusto e foglia. Permetterete così alla pianta di risparmiare forze per concentrarle nella fruttificazione.

A partire dalla metà giugno vedrete che i fiori si ingrosseranno fino a diventare succosi frutti maturi. Et voilà, servite in tavola. Un consiglio: raccogliete i pomodori alla bisogna, senza staccarli tutti dalla pianta una volta maturi. Il bello di avere l’orto sul balcone di casa è poter avere cibi sempre freschi senza doverli mettere in frigorifero.

 

I prodotti biologici garantiscono di star mangiando prodotti coltivati naturalmente come si faceva una volta, senza l’utilizzo di prodotti chimici dannosi alla salute. Quando però l’ortaggio proviene dal proprio piccolo orto o dal bel vaso sistemato sul proprio balcone, non è soltanto garantita la qualità, ma ne guadagna anche la nostra autostima. Quindi vediamo alcuni consigli per coltivare le melanzane nel nostro bell’orto in città, quello spazio verde che ci siamo conquistati a fatica sul terrazzo o sul balcone e che, almeno per me, è motivo di grande soddisfazione e orgoglio.

Come prima cosa, bisogna concimare il terreno almeno una settimana prima del giorno prescelto per l’interramento delle piantine. Chi di voi ha la nonna contadina, saprà bene che il concime più adatto per frutta e ortaggi è il letame. Noi che siamo gente di città e che vogliamo recuperare le tradizioni dei nostri nonni, senza però sopportarne pure le difficoltà, utilizzeremo un concime specializzato di quelli che possiamo trovare un vivaio ben fornito. Ah, le comodità della vita moderna.

A questo punto si ci può mettere a lavoro. Bisogna tracciare nel terreno dei solchi di circa 40 cm e profondi almeno 30 cm. I solchi devono essere paralleli e distanziati di almeno 70 cm l’uno dall’altro per permettere alle radici di svilupparsi con soddisfazione. Per la messa a dimora delle piantine, alcuni semplici trucchi possono rendere tutta la procedura più agevole. Poggiate le piantine ad una parete del solco in modo obliquo. Coprite con il terreno le radici riempiendo il solco almeno per la metà. Le piantine, che non hanno ancora un fusto ben sviluppato, rimarranno ancorate al terreno, ma storte. Se dopo qualche giorno si drizzeranno, significa che potete vantare di avere il pollice verde: la posizione eretta è segno che le radici hanno attecchito.

Per quanto riguardo l’innaffiatura, è bene dare acqua alle piantine nelle ore meno calde della giornata e, per le prime due settimane, a giorni alterni. Dopo basterà innaffiare quando il terreno risulta asciutto. Quando la pianta inizierà a crescere, è bene eliminare le foglie più vecchie, che sono quelle poste più in basso, per agevolarne lo sviluppo.

Ogni tanto è necessario dissodare un po’ il terreno circostante le piante, per evitare che diventi troppo compatto e ostacoli la traspirazione delle radici. Mi raccomando fate attenzione perché, in un eccesso di entusiasmo, potete danneggiare le radici. Con un po’ di pazienza, potreste godervi il sano frutto del vostro lavoro.

Il raperonzolo è uno di quei fiori di cui non si sospetterebbero mai le proprietà curative. È un’erbacea perenne, ma non rientra nella categoria delle sempreverde. Non supera solitamente i 50 cm ed è conosciuto soprattutto per i suoi delicati fiori penduli di colore azzurro o violetto che fioriscono in primavera e in estate.

Per coltivarla basta seguire pochi semplici accorgimenti: a primavera bisogna concimare la pianta con fertilizzanti ricchi di azoto che favoriscono la crescita di radici e foglie. Per quanto riguarda le innaffiature, è sufficiente bagnare la pianta con tre bicchieri d’acqua ogni tre settimane, controllando che il terreno sia sempre bren drenato e leggero.

Il raperonzolo è un pianta relativamente resistente: sopporta temperature piuttosto fredde e persino gelate non prolungate. È meglio posizionarla in un luogo non troppo ombreggiato dove i raggi solari cadano diretti durante le ore più fresche della giornata.

E ora le ricette per sfruttare al massimo le proprietà medicinali e curative di questa utilissima piantina. Il raperonzolo è ideale per combattere le infezioni del cavo orale. Per utilizzarla è necessario preparare una sorta di colluttorio fatto in casa. Bisogna prima di tutto immergere 30-50 grammi di parti aeree della pianta in un litro di acqua bollente. Si lasciano per un po’ le foglie in ammollo, si filtra il tutto e il gioco è fatto. Il liquido così ottenuto va utilizzato come un normale colluttorio per fare gargarismi in caso di infezioni o irritazioni alla gola. Ma il raperonzolo torna utile anche per problemi di allattamento. In questo caso bisogna far cuocere la radice della pianta e mescolarla con olio, zucchero e un pizzico di pepe. Semplice e veloce.

 

Questi giorni di celebrazioni dell’Unità d’Italia mi hanno dato l’occasione di approfondire un po’ la conoscenza di un’arte per cui noi italiani siamo stati un tempo rinomati in tutta Europa, il giardino all’italiana. Questa maniera particolare di concepire lo spazio verde è nata durante il Rinascimento come espressione di una organizzazione ordinata e razionale del giardino, simbolo di un rapporto conciliato e sereno tra uomo e natura. La caratteristica peculiare del giardino all’italiana è la razionalità degli spazi, la pulizia delle geometrie e il gusto per la decorazione. Per darvi l’idea, il giardino all’italiana si oppone radicalmente al giardino all’inglese che è di tipo paesaggistico e ricrea lo scenario di un territorio naturale, quasi selvaggio e lasciato al caso.

Nel giardino all’italiana nulla è lasciato al caso: i viali sono usati per organizzare gli spazi, dividerli in sezione ordinate e per creare ampie prospettive. Rispetto al giardino alla francese che è sempre piano, è ricco di terrazzamenti, giardini pensili, scalinate e statue che creano suggestivi effetti scenografici. Gli arbusti, quasi sempre sempreverdi, non sono mai lasciati crescere a caso, ma sottoposti ad una attenta potatura.

Il giardino all’italiana ha assunto nei secoli diverse caratteristiche stilistiche: sobrio e raffinato nel 500, è diventato iperdecorato e multicolore nel 600, in piena età barocca, principalmente allo scopo di stupire i visitatori. Di questa illustre tradizione ci rimangono oggi molte testimonianze sparse nelle ville e nei palazzi storici di tutta Italia. Sono dei giardini meravigliosi che vale davvero la pena riscoprire in questi giorni.