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Posts Tagged ‘fiori’

Il raperonzolo è uno di quei fiori di cui non si sospetterebbero mai le proprietà curative. È un’erbacea perenne, ma non rientra nella categoria delle sempreverde. Non supera solitamente i 50 cm ed è conosciuto soprattutto per i suoi delicati fiori penduli di colore azzurro o violetto che fioriscono in primavera e in estate.

Per coltivarla basta seguire pochi semplici accorgimenti: a primavera bisogna concimare la pianta con fertilizzanti ricchi di azoto che favoriscono la crescita di radici e foglie. Per quanto riguarda le innaffiature, è sufficiente bagnare la pianta con tre bicchieri d’acqua ogni tre settimane, controllando che il terreno sia sempre bren drenato e leggero.

Il raperonzolo è un pianta relativamente resistente: sopporta temperature piuttosto fredde e persino gelate non prolungate. È meglio posizionarla in un luogo non troppo ombreggiato dove i raggi solari cadano diretti durante le ore più fresche della giornata.

E ora le ricette per sfruttare al massimo le proprietà medicinali e curative di questa utilissima piantina. Il raperonzolo è ideale per combattere le infezioni del cavo orale. Per utilizzarla è necessario preparare una sorta di colluttorio fatto in casa. Bisogna prima di tutto immergere 30-50 grammi di parti aeree della pianta in un litro di acqua bollente. Si lasciano per un po’ le foglie in ammollo, si filtra il tutto e il gioco è fatto. Il liquido così ottenuto va utilizzato come un normale colluttorio per fare gargarismi in caso di infezioni o irritazioni alla gola. Ma il raperonzolo torna utile anche per problemi di allattamento. In questo caso bisogna far cuocere la radice della pianta e mescolarla con olio, zucchero e un pizzico di pepe. Semplice e veloce.

 

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Questi giorni di celebrazioni dell’Unità d’Italia mi hanno dato l’occasione di approfondire un po’ la conoscenza di un’arte per cui noi italiani siamo stati un tempo rinomati in tutta Europa, il giardino all’italiana. Questa maniera particolare di concepire lo spazio verde è nata durante il Rinascimento come espressione di una organizzazione ordinata e razionale del giardino, simbolo di un rapporto conciliato e sereno tra uomo e natura. La caratteristica peculiare del giardino all’italiana è la razionalità degli spazi, la pulizia delle geometrie e il gusto per la decorazione. Per darvi l’idea, il giardino all’italiana si oppone radicalmente al giardino all’inglese che è di tipo paesaggistico e ricrea lo scenario di un territorio naturale, quasi selvaggio e lasciato al caso.

Nel giardino all’italiana nulla è lasciato al caso: i viali sono usati per organizzare gli spazi, dividerli in sezione ordinate e per creare ampie prospettive. Rispetto al giardino alla francese che è sempre piano, è ricco di terrazzamenti, giardini pensili, scalinate e statue che creano suggestivi effetti scenografici. Gli arbusti, quasi sempre sempreverdi, non sono mai lasciati crescere a caso, ma sottoposti ad una attenta potatura.

Il giardino all’italiana ha assunto nei secoli diverse caratteristiche stilistiche: sobrio e raffinato nel 500, è diventato iperdecorato e multicolore nel 600, in piena età barocca, principalmente allo scopo di stupire i visitatori. Di questa illustre tradizione ci rimangono oggi molte testimonianze sparse nelle ville e nei palazzi storici di tutta Italia. Sono dei giardini meravigliosi che vale davvero la pena riscoprire in questi giorni.

 

 

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Girellando per la rete mi sono imbattuta in un’idea geniale per mettere a dimora i semi. Lo sapete ormai, questo è il periodo giusto per iniziare a mettere su il proprio orto in giardino o in terrazzo, per cui bisogna rimboccarsi le maniche e iniziare a piantare gli ortaggi che raccoglieremo alla fine della primavera. Quindi ci servono dei vasetti-incubatrice in cui far germogliare i nostri semi, germogli che poi andranno trapiantati in vasi più grandi adatti a stimolare la crescita delle piante o direttamente in giardino dove avrete scelto di fare l’orto. Cosa c’è di meglio allora di piccoli semenzai di carta di giornale, facilissimi da costruire e completamente biodegradabili? Qui di seguito trovate il video-tutorial.

L’aspetto più divertente è che, quando andremo a trapiantare, potremo interrare direttamente il vaso fatto di carta perché biodegradabile al 100%: l’acqua dell’innaffiatura farà decomporre in breve tempo il foglio di giornale e il gioco sarà fatto. Se ci pensate è un’esperienza capitata a tutti quella di aver perso un foglio di carta nell’acqua e averlo visto in poco tempo degradarsi. L’unico accorgimento da rispettare è quello di inserire il semenzaio completamente nel terreno senza lasciare margini all’esterno. Non vi preoccupate per la possibile tossicità dell’inchiostro per le piantine: i giornali usano da anni degli inchiostri atossici e, in ogni caso, la percentuale di tossicità dell’inchiostro è così bassa da non avere nessun effetto apprezzabile sulle piantine. E poi potete sempre utilizzare sempre carta bianca o i fogli su cui vostro figlio ha fatto l’artista.

Io vado subito a provarli.

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Oggi che è la festa della Donna non si può non parlare della mimosa, il fiore che annuncia la primavera e il risveglio della natura.
La mimosa è un arbusto delicato, ma allo stesso tempo caparbio. Nonostante i rametti siano sottili, la pianta assume col tempo un aspetto rigoglioso e denso. Allo stato selvatico può raggiungere i 3-4 metri di altezza. In Italia si è diffusa un po’ ovunque, soprattutto in Sicilia, Sardegna e Liguria, tanto da essere considerata da tutti una pianta mediterranea, ma in realtà è originaria dell’Australia.

È una pianta sempreverde che in inverno non ha un vero e proprio periodo di riposo vegetativo, per questo è tra le prime a risvegliarsi producendo piccole infiorescenze gialle riunite in una sorta di pannocchie. Inconfondibili il colore intenso e il profumo delicato.

La mimosa può essere coltivata sia in vaso che in giardino. Soffre molto le gelate notturne per cui, se è coltivata all’esterno, bisogna collocarla in un luogo soleggiato e riparato dal vento. Siccome l’arbusto predilige terreni acidi è bene mescolare il terriccio universale a torba o terriccio per piante acidofile. Bisogna fare molta attenzione a questo aspetto perché, se il terreno diventa col tempo basico a causa dell’acqua calcarea delle annaffiature, la mimosa fiorirà sempre meno e le foglie avvizziranno progressivamente.

Per la coltivazione in vaso l’ideale è utilizzare terriccio per piante acidofile e utilizzate un buon concime rinverdente. Sia che la pianta venga coltivata all’esterno che in vaso è necessario che il terreno sia ben drenato perché la mimosa soffre i ristagni idrici. All’inizio della primavera, quando la pianta getta i primi boccioli, le annaffiature devono essere effettuate ad intervalli regolari, mentre nel periodo estivo devono essere più frequenti.
Seguite questi consigli e per inizio marzo avrete mimose rigogliose da poter regalare alle amiche.

Buon 8 marzo a tutte.

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Visto che la primavera si fa attendere nonostante i riti propiziatori che celebro ogni sera a partire dall’ultimo giorno di febbraio e dato che piove su tutta Italia, ormai non so più da quanti giorni, ho deciso che oggi vi spiegherò come costruire un piccola serra da sistemare direttamente sul balcone. Perché è vero che la primavera è in calendario, ma secondo me darà buca all’appuntamento quest’anno. Poi si sa, il meteo è la scienza dell’imprevedibile.

Con una serra potete iniziare a seminare già adesso quegli ortaggi che hanno tempi di crescita relativamente lunghi come i pomodori e le melanzane, piantine che potrete poi rinvasare quando la primavera sarà davvero arrivata. Allora, armatevi di guanti, forbici e buona volontà che iniziamo. Avete bisogno di 3-4 archetti prefabbricati, anche quei tubi usati per i lavori di idraulica vanno bene, e di un telo abbastanza grande in PVC.

Come prima cosa curvate i tubi flessibili e infilateli direttamente nel terriccio ad una profondità tale che l’arco risulti stabile. Inserite poi gli archetti uno dopo l’altro in modo da creare un piccolo tunnel. Per risparmiare tempo e spazio, vi consiglio di raggruppare tutti i vasi da proteggere in modo da disporre gli archetti affinché coprano tutto il gruppo di piante. A questo punto ricoprite gli archetti con il telo di polietilene fissandolo alla base dei tubi o anche alla base dei vasetti. Per fissare il tutto potete usare degli elastici o anche altri tubi di plastica a mo’ di base. L’importante è che la miniserra sia robusta e resistente al vento.

Se invece soltanto la spiegazione vi ha stancato, potete sempre acquistare una miniserra da balcone già bell’e fatta. Ne esistono tante, economiche e resistenti. Devo confessarvi una cosa: le ho utilizzate anche io. Sono una donna impegnata, che credete.

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Il Lilium regale è un fiore fiero ed elegante. Il portamento altero è dovuto al fusto resistente e alle foglie nastriformi di colore verde chiaro. I fiori, con quell’inconfondibile forma ad ombrello, hanno petali bianchi e parte interna gialla. Un concentrato di grazia e bellezza.

Il Lilium è una pianta bulbosa da giardino che può diventare alta più di un metro. Sopporta tranquillamente temperature basse e fiorisce di solito in estate, ma in condizioni climatiche miti può regalare le sue splendide fioriture anche in altre stagioni dell’anno. È una pianta che non richiede cure particolari: va collocata in una zona luminosa del giardino in modo da essere esposta direttamente al sole per molte ore. Il terreno è bene che sia soffice e ben drenato, per cui è utile utilizzare una miscela di terriccio, torba e materiali organici.

Nelle stagioni calde l’innaffiatura deve essere abbondante ma soprattutto regolare; in autunno è bene diradarle e in inverno centellinarle per impedire che le gelate notturne danneggino il fusto o le radici del bulbo. Come vi consiglio sempre è bene evitare di far ristagnare l’acqua perché ciò favorisce la comparsa di funghi e batteri.

Non concimate la pianta in inverno, ma durante il periodo vegetativo ogni 15-20 giorni. Utilizzate un concime specifico per piante bulbose, quindi liquido, da diluire nell’acqua delle innaffiature. Se volete riprodurre il vostro magnifico Lilium potete farlo per divisione del bulbo in primavera o anche in autunno.

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Le ortensie sono fiori lussureggianti. Sono originari della Cina e del Giappone e si distinguono tra le altre piante per la particolarità dei fiori, che sono per lo più sterili e riuniti in caratteristiche infiorescenze a palloncino. Le specie solitamente coltivate alle nostre latitudini sono due, l’Hydrangea macrophylla e l’Hydrangea hortensische, ma esistono più di 80 specie diverse di ortensie: da quelle arbustive a quelle rampicanti, dalle sempreverdi a quelle con foglie caduche.

I fiori della Hydrangea macrophylla variano dal bianco al rosa alle tonalità più delicate del blu. il fatto più curioso è che il colore di questi fiori è determinato dall’acidità del terreno: più è alto il PH più i petali tenderanno a colorarsi di blu.

La coltivazione in piena terra richiede un clima fresco durante l’estate. Il terreno deve essere quello di brughiera, meglio se coperto di terriccio di foglie e sabbia. Ma l’ortensia può essere coltivata anche in vaso. Deve essere esposta a mezz’ombra e irrigata frequentemente nella stagione calda.

Le ortensie resistono bene alle basse temperature ma quando il freddo è molto intenso, come in questi giorni, necessitano di copertura. E a fine inverno tocca la potatura. Soprattutto se le vostre ortensie sono poste in vaso da più di 4 anni. La potatura serve a ringiovanire l’arbusto, eliminare le parti malate e stimolare la produzione di nuove gemme a fiore. I rami da tagliare assolutamente sono quelli più scuri, che tendono quasi al nero, perché sono i più vecchi. Un bel taglio deciso e la vostra ortensia fiorirà più bella e rigogliosa di prima. Se avete piante giovani è sufficiente fare soltanto qualche taglio di alleggerimento per eliminare i rami più deboli, quelli danneggiati o malati.

Nel mese di ottobre potete invece pensare a far figliare la vostra pianta. La moltiplicazione avviene per talea erbacea o legnosa.

 

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