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Posts Tagged ‘piante medicinali’

Il raperonzolo è uno di quei fiori di cui non si sospetterebbero mai le proprietà curative. È un’erbacea perenne, ma non rientra nella categoria delle sempreverde. Non supera solitamente i 50 cm ed è conosciuto soprattutto per i suoi delicati fiori penduli di colore azzurro o violetto che fioriscono in primavera e in estate.

Per coltivarla basta seguire pochi semplici accorgimenti: a primavera bisogna concimare la pianta con fertilizzanti ricchi di azoto che favoriscono la crescita di radici e foglie. Per quanto riguarda le innaffiature, è sufficiente bagnare la pianta con tre bicchieri d’acqua ogni tre settimane, controllando che il terreno sia sempre bren drenato e leggero.

Il raperonzolo è un pianta relativamente resistente: sopporta temperature piuttosto fredde e persino gelate non prolungate. È meglio posizionarla in un luogo non troppo ombreggiato dove i raggi solari cadano diretti durante le ore più fresche della giornata.

E ora le ricette per sfruttare al massimo le proprietà medicinali e curative di questa utilissima piantina. Il raperonzolo è ideale per combattere le infezioni del cavo orale. Per utilizzarla è necessario preparare una sorta di colluttorio fatto in casa. Bisogna prima di tutto immergere 30-50 grammi di parti aeree della pianta in un litro di acqua bollente. Si lasciano per un po’ le foglie in ammollo, si filtra il tutto e il gioco è fatto. Il liquido così ottenuto va utilizzato come un normale colluttorio per fare gargarismi in caso di infezioni o irritazioni alla gola. Ma il raperonzolo torna utile anche per problemi di allattamento. In questo caso bisogna far cuocere la radice della pianta e mescolarla con olio, zucchero e un pizzico di pepe. Semplice e veloce.

 

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Avete mai provato a sistemare le piante nel vostro appartamento secondo un criterio che non sia estetico, ma medico? Espressione di smarrimento sulla vostra faccia, la vedo. Ma seguitemi nel ragionamento. Sappiamo quanto sia opportuno arieggiare le stanze di una casa per eliminare i cattivi odori nella cucina, la puzza di fumo che si impregna nelle tende del soggiorno e così via. Sappiamo anche come questo possa essere difficile in inverno, quando piove ogni minuto ed è sufficiente aprire per cinque minuti le finestre per ritrovarsi in un batter d’occhio in Siberia con i cani lupo e gli slittini.

È qui che ci vengono in soccorso le nostre adorate piante. Esistono molte specie di piante da appartamento, soprattutto quelle a foglia larga, che sono capaci di assorbire le sostanze tossiche presenti nell’aria. E non stiamo parlando soltanto dell’anidride carbonica convertita in ossigeno durante il processo di fotosintesi o del semplice fumo di sigaretta, ma di sostante altamente nocive per la salute come la formaldeide, il benzolo, i vapori rilasciati dai detersivi, dalle vernici, i mobili laccati e collanti vari. Sono gli stomi, le minuscole aperture che si trovano in particolare sulla pagina inferiore della foglia, che assorbono gli inquinanti presenti nell’aria. Il metabolismo della pianta provvede poi a rendere inerti gli elementi tossici filtrati e a fissarli nelle pareti cellulari.

Le specie più efficaci per il filtraggio dell’aria nei locali chiusi sono le Araceae (avete presente quelle piante con la tipica infiorescenza a spadice?) e le Liliaceae (giglio, tulipano, mughetto, giacinto). Ma l’universo delle piante da appartamento riserva un sacco di sorprese: il Ficus Benjamin, per esempio, riduce la presenza nell’aria della formaldeide e del tricloroeletilene. Il Potus, la San Severa, la Gerbera, la Beucarnea, l’Aloe assorbono il benzene e il fumo di sigaretta. Le felci riequilibrano la carica ionica dell’aria. Poi ci sono i veri e propri professionisti della profilassi medica: il Kenaf, che riesce addirittura a filtrare il fosforo, e la Tillandisia, capace di proteggere nientemeno che dalle onde elettromagnetiche degli apparecchi elettronici. Comprata all’Ikea a pochi euro, campeggia ormai stabilmente, con il suo splendido fiore viola, sulla mia postazione pc.

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E’ stato l’argomento della tesi di laurea di un mio amico molti anni or sono: Capsicum annuum L. var. longum DC e la capsacina in esso contenuta. Si tratta del re delle tavole mediterranee, si tratta del peperoncino, che guarda un pò, in Italia non cresce spontaneamente ma deve essere appositamente coltivato. Già conosciuto in Messico ed in Cile 5000 anni prima della venuta di Colombo, il peperoncino è originario dell’America tropicale ed è stato poi diffuso in Europa dagli spagnoli, convinti di tenere per lungo tempo per sè il segreto della pianta. In verità, si diffuse rapidamente grazie alla facilità di coltivazione, fino ad essere chiamata “droga dei poveri”.
Il peperoncino, che sto riscoprendo per alcune delle mie ricette culinarie, è in verità una pianta medicinale molto utile per lo stomaco ed un forte coadiuvante nella cura della perdita dei capelli. Basta triturarne una punta, mescolarla a dell’unguento base da acquistare in erboristeria per ottenere un potente vasodilatatore che aiuti a contrastare l’antiestetico fenomeno della perdita dei capelli.

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